Ambiente

DIOSSINA ILVA/Valori 40 volte oltre i limiti

27 febbraio 2016

A certificare questi dati sulla diossina a Taranto è un lavoro del Politecnico di Torino realizzato per conto dell’azienda

Diossina 40 volte oltre i limiti e a pagare il prezzo più pesante è il quartiere Tamburi di Taranto dove le centraline hanno rilevato i valori più alti in assoluto.

Il quartiere sarebbe così esposto alla diossina a causa dei venti che trascinerebbero questa sostanza dall’impianto fino a kilometri di distanza.

Nel novembre del 2014 sono stati registrati 791 picogrammi al metro quadro, a febbraio 2015 212  picogrammi mentre il “dato soglia” per le “deposizioni” avrebbe dovuto essere al massimo di 15-20 picogrammi.

Cifre a dir poco allarmanti se si pensa che mediamente su 19 mesi di rilevamenti la media è stata di quasi 56 picogrammi.

L’autorizzazione integrata ambientale (AIA) impone all’Ilva di raccogliere questi dati, ma non erano mai stati resi pubblici.

A richiedere con forza i dati sulla diossina al Ministro Galletti è stata l’associazione ambientalista Peacelink.

Nel Piano di Monitoraggio e Controllo dell’AIA Ilva questi dati dovrebbero essere contenuti ma, come appurato da Peacelink, mancano!

La cosa è tanto più grave se si pensa che l’Ilva, secondo le indicazioni dell’AIA è tenuta a raccogliere i dati e trasmetterli al Ministero dell’Ambiente tramite la sua struttura Commissariale.

Questo meccanismo di trasmissione dei dati invece, fino ad oggi, è stato assolutamente carente.

Per questi motivi Peacelink chiede di capire per quale motivo tali dati non ci sono e se ci sono arrivano con ritardi tali da far presumere che non li si voglia rendere pubblici.

Di questa situazione grave e drammatica sono stati informati il Presidente della Regione Puglia Emiliano, la Procura di Taranto e Matteo Renzi.

E’ necessario intervenire immediatamente per salvaguardare la salute dei cittadini. E’ evidente che un impianto di quel tipo non può essere così a ridosso del centro abitato.

Come spiegato da medici competenti l’AIA rivista e tuttora valida per l’Ilva vede ancora dodicimila persone a rischio cancerogeno inaccettabile, che è un dato assolutamente inquietante.

A tutto questo si aggiunge la totale mancanza di trasparenza nella comunicazione dei risultati delle analisi sulla diossina presente nel latte materno.

Analisi imposte dall’autorizzazione integrata ambientale e che invece continuano a mancare. Un danno enorme per la salute dei bambini.

Un problema noto alle autorità da anni

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Paola Nugnes

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