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Equo compenso, senza minimi tariffari è via libera ad evasione fiscale

1 dicembre 2017

I liberi professionisti sono diventati l’ultima frontiera del lavoro da sfruttare, una categoria che richiede finalmente tutele e che comincia ad imparare a coordinarsi per sentirsi unita e solidale, per difendersi dai danni causati dal libero mercato, che la falsa e fallace ideologia liberista ha spacciato come panacea di tutti i mali. E che invece tutti i mali ha causato.

 

L’immagine del libero professionista come appartenente ad una classe benestante, addirittura privilegiata, appartiene ormai al passato. Va relegata al passato.

 

Anche perché tutelare i liberi professionisti significa tutelare il progetto, rimetterlo al centro delle opere, riconoscergli la dignità di servizio a beneficio della collettività, di tutti i cittadini.

 

 

I compensi ad un euro, cioè il lavoro gratis fatto per “visibilità” ed “immagine”, rischiano di diventare la nuova “normalità” dei liberi professionisti, a causa del gravissimo precedente della sentenza di Catanzaro.

 

Ma abbiamo semplicemente toccato il fondo.

 

Pretendere che si lavori senza un equo compenso, senza i minimi tariffari, significa dare il consenso istituzionale, il via libera al lavoro in nero, perché chiunque potrà dire di lavorare “pro bono” per poi intascarsi un compenso non dichiarato al fisco.

 

 

Qui si sta dicendo sottobanco ai liberi professionisti di arrangiarsi a lavorare così, senza alcuna garanzia sul futuro, per loro e per la qualità del servizio.

 

La Cassa previdenza che prevede dei contributi minimi, diciamocelo, estremamente alti, è in totale contraddizione con il fatto che sia considerato lecito far lavorare per un euro.

 

L’Agenzia delle entrate, d’altra parte, dovrà rinunciare ad avvalersi di strumenti tariffari minimi, come ha fatto finora, per valutare la congruità delle dichiarazioni dei redditi dei professionisti con partita Iva.

 

I liberi professionisti, schiacciati da una feroce e sregolata concorrenza, sono messi inevitabilmente uno contro l’altro.

 

Ma la soluzione può essere trovata, invece, solo nel riconoscimento di una situazione di oggettiva difficoltà e in una collaborazione fattiva fra tutti i liberi professionisti, per superare condizioni lavorative assurde che violano i nostri principi costituzionali.

 

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Paola Nugnes

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