Caffaro, Padoan e Galletti fanno melina. Ma la salute dei cittadini non aspetta

L’opera di bonifica della ex Caffaro di Brescia è paralizzata dal 2002 per colpa di annose inefficienze politiche e burocratiche.

 

Oggi finalmente le cose sembrano muoversi. Sembrerebbe esserci tutto per iniziare. O quasi.

 

C’è una società vincitrice dell’appalto, la Aecom, pronta a consegnare il progetto a inizio 2018 e a portarlo a compimento entro 200 giorni.

 

Non si tratta di una vera e propria bonifica, ma di una messa in sicurezza di emergenza di 3.460 metri di rogge (canali artificiali), un intervento di contenimento con cui si asporteranno sedimenti, arbusti e terreno, saranno realizzate impermeabilizzazioni con canalette e alcuni tratti “tombinati” verranno sostituiti con calcestruzzo, si poseranno teli di geomembrana. Lo stretto necessario, insomma.

 

Ci sono i soldi: 2,275 milioni di euro a carico di Sin Caffaro e 35 milioni di euro da un bando europeo.

 

Cosa manca? Non ci sono le firme dei ministri Galletti e Padoan, senza le quali Roberto Moreni, il commissario straordinario in attesa di rinnovo, non può dare l’ok all’avvio della procedura.

Brescia Oggi

 

 

Cosa aspettano Galletti e Padoan a firmare? Forse vogliono, visto che siamo sotto elezioni, tenere in sospeso questa partita fino all’ultimo per scopi elettorali? Mentre i due ministri fanno melina, i cittadini continuano a subire le conseguenze della mancata bonifica sulla loro salute, in un territorio già duramente provato da inceneritori, aziende chimiche e falde acquifere inquinate.

 

Alla prima occasione utile, con un’interrogazione o durante un question time, chiederò a Galletti e Padoan di rendere conto dei loro incomprensibili tentennamenti, i quali rischiano di farci perdere i finanziamenti europei, proprio ora che una situazione congelata da 15 anni sembrava – almeno in parte – sbloccarsi.

 

Per approfondimenti: 

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