Discarica Ex-Resit: “Qui non cambia mai nulla”

“Qui non cambia mai nulla”. Sono le parole pronunciate il mese scorso da un responsabile Arpac, durante l’ispezione della Commissione Ecomafie nella “area vasta” di Giugliano, discarica ex Resit.

 

E’ una lunga storia. Nel 2010 il “rapporto Balestri” viene consegnato al pm napoletano Alessandro Milita. Ci sono dentro due anni di studi e ricerche del geologo toscano Giovanni Balestri, racchiusi in 290 pagine esplosive. Si apre il vaso di Pandora, si parla di disastro ambientale e di avvelenamento della falda.

 

E’ una spada di Damocle che pende sulla testa delle generazioni future: secondo Balestri, la falda acquifera sottostante alla Resit sarà del tutto compromessa entro il 2064.

 

Per la prima volta in Italia, un processo per reati ambientali segue le ritualità di un giudizio per omicidi, svolgendosi in Assise e con giuria popolare.

 

Nel 2011 il rapporto Balestri viene integrato con le rivelazioni del pentito casalese Vassallo.

 

Bisogna aspettare altri 5 anni e 180 udienze per ascoltare la sentenza di primo grado, pronunciata nel tardo pomeriggio del 15 luglio 2016: gli imputati alla sbarra sono 38, ma il responsabile principale è l’ex avvocato ed imprenditore Cipriano Chianese, condannato a vent’anni di reclusione per disastro ambientale, avvelenamento doloso delle acque e associazione mafiosa. Vent’anni, tanti quanto sono durati gli invasi inquinanti della società Resit, dal 1985 al 2004.

 

Nel frattempo, si consuma una serie di rimpalli burocratici e di sentenze che ritardano la messa in sicurezza dell’ex Resit, finita fra gli artigli di Mafia Capitale.

 

A fine 2014 un’inchiesta dell’Espresso lancia l’allarme su presunti contatti fra Massimo Carminati e la TreErre, ditta vincitrice dell’appalto per la bonifica dell’ex Resit, della quale ha fatto parte (fino al 2012) Riccardo Mancini, uomo nella rete di Mafia Capitale, arrestato con l’accusa di una tangente di mezzo milione di euro per forniture di autobus al Comune di Roma.

 

Anche Italrecuperi, società vincitrice dell’appalto insieme a TreErre, ha dei problemi, con il titolare Claudio Moccia accusato di traffico organizzato di rifiuti (poi prescritto).

 

La TreErre inizia la battaglia legale per non perdere l’appalto. Ad agosto 2015 il Tar decide di non decidere: i magistrati amministrativi dicono che dev’essere il tribunale civile ad occuparsene.

 

A gennaio 2016 la Prefettura di Roma emette un’interdittiva antimafia contro la TreErre, ma pochi mesi dopo arriva il colpo di scena: a maggio il Tar Lazio fa rientrare dalla finestra la TreErre, non ritenendo sufficienti gli elementi a disposizione per configurare tentativi di infiltrazione malavitosa nella società di bonifiche.

 

Arrivati al 2017, con la missione in Campania di ottobre, dobbiamo con dolore constatare che alla ex Resit si può parlare per ora solo di messa in sicurezza di emergenza, e non di bonifiche, al contrario di quanto sostiene la confusa propaganda del ministro Galletti.

 

Ma la notizia peggiore arriva sul fronte giudiziario lo scorso 9 novembre, con l’ok dei giudici della Corte d’Appello ad una nuova perizia sui terreni inquinati.

 

Viene messo incredibilmente in dubbio quella che ormai da anni è considerata una verità acquisita, sia per lo studio nel Rapporto Balestri, sia per i dati sull’incremento di patologie collegate all’avvelenamento da rifiuti, sia per la sentenza di primo grado.

 

L’udienza di ieri ha ufficializzato la nomina dei tre periti della difesa, che ora avranno 90 giorni di tempo per effettuare le loro ricerche, con prossimo appuntamento in tribunale a marzo 2018.

 

Il timore che si voglia soltanto tirarla per le lunghe, in un processo a rischio prescrizione, è più che fondato.

 

La Procura Generale si è giustamente riservata di nominare i suoi consulenti e la invitiamo a fare in fretta, con l’augurio di vedere il prima possibile una sentenza d’appello.

 

Non ci arrenderemo mai all’idea che questo processo possa cadere nel vuoto, a causa di artifici e astuzie avvocatesche.

 

Vogliamo che i responsabili del disastro paghino le conseguenze delle loro azioni scellerate, vogliamo che si risanino questi territori martoriati, vogliamo poter finalmente dire che qualcosa è cambiato.

 

 

 

 

 

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